Talvolta un esito negativo ad uno screening scolastico può mandare in crisi un genitore, come possiamo affrontare la situazione e cosa è utile sapere in queste circostanze?

Buongiorno, sono una mamma e ho un problema con il mio figlio più grande. Non so bene  a chi rivolgermi diversamente, e sono un attimo in panico. Mio figlio ha 10 anni e frequenta la quinta elementare. Quest’anno ha fatto uno screening per i disturbi dell'apprendimento a scuola. Lui parla, legge e conta senza particolari problemi. Anche se non eccelle a scuola, ci va volentieri, e non ha materie insufficienti né sono mai stati segnalati grossi problemi.

Mi hanno convocata per un colloquio con la psicologa perché lo screening scolastico non è andato bene.

Negli anni passati abbiamo avuto problemi con alcune materie come ad esempio geografia ma la maestra lo ha sempre definito svogliato.

Cosa faccio? Io non so se posso fidarmi dello screening, non ne capisco nulla di queste cose  e sinceramente sono dispiaciuta e in panico per aver perso molti anni di elementari dal punto di vista del trattamento. Conosco persone che hanno figli con disturbi dell’apprendimento [sic]e che  lavorano assiduamente dalla materna e adesso in previsione della nuova scuola  questo pensiero mi preoccupa. Se avesse davvero un disturbo noi avremmo perso un sacco di tempo!

Grazie per l’attenzione e spero che riusciate a darmi una risposta.

Lettera firmata

 

Cara mamma,

prima di tutto grazie per la preziosa domanda, affronti un tema molto delicato: quello degli screening scolastici.

Prima di tutto cerchiamo di capire cosa sia esattamente uno screening. Uno screening è un piccolo test (normalmente di lettura e scrittura, talvolta anche di calcolo) volto a individuare i bimbi che hanno una prestazione più bassa della media in una di queste abilità. Dopo uno screening non si pone una diagnosi, si segnala solamente una situazione su una prova specifica, eventualmente da approfondire.  Se il proprio figlio ha una prestazione decalata in un test di questo tipo, può essere opportuno prendere in considerazione la possibilità di farlo.  Senza farsi prendere dal panico o preoccuparsi eccessivamente.

Se la prestazione del bambino ti fosse stata segnalata come critica da un addetto a screening visivi avresti senz’altro preso in considerazione la possibilità di approfondire la valutazione per vedere se ci fosse un problema di questo tipo. E se avessi infine  scoperto in quinta elementare che il ragazzino necessita di un paio di occhiali, probabilmente dopo un po’ di dispiacere iniziale per non aver notato nulla prima, avresti accettato la cosa e preso i dovuti provvedimenti.

Non è dissimile la situazione per uno screening DSA. Nella migliore delle ipotesi il tuo bambino era solo un po’ stanco il giorno dei test a scuola e magari ha pensato a tutt’altro fuorché  leggere correttamente le paroline o il testo che gli sono stati proposti.

Ma se ci trovassimo nell’altra ipotesi, quella per cui il tuo bimbo ha realmente qualche difficoltà magari nel leggere o nello scrivere, affrontarle sarà certamente la strada migliore per aiutarlo.

Non pensare che sia infrequente una diagnosi tardiva, se  tuo figlio ha potuto avere un percorso scolastico abbastanza sereno fino ad oggi, probabilmente non si tratterà di un disturbo severo e con pochi semplici accorgimenti riuscirete ad affrontare i compiti scolastici ancora meglio.

Se il tuo figlio non ha avuto difficoltà particolari, magari ha incontrato insegnanti che sapevano passare i contenuti da apprendere senza sovraccaricare qualche canale più debole. Questa cosa, per quanto non così frequente, è possibile e bella: per imparare bene scienze, storia, analisi grammaticale, saper  risolvere problemi o  ragionare su un testo narrativo o perché no, di cronaca, non sono fondamentali  una lettura fluente o una scrittura senza errori. E se la scuola ha saputo dargli insegnamenti di qualità, senza bisogno di una diagnosi, non ti devi sentire assolutamente in colpa per non aver notato nulla prima.

Ancora non ti devi sentire  in difetto, né tantomeno spaventata, qualora veramente il tuo bimbo avesse un disturbo di apprendimento,  e neppure per essertene accorta in quinta elementare. Questo per una serie di motivi che proverò a esporti:

  1. Da genitore è difficile capire, a fronte di un bimbo vivace e interessato se ci siano reali difficoltà su alcune aree. Il disturbo SPECIFICO di apprendimento, proprio perché specifico, lascia le altre aree integre e in grado anche di compensare le abilità carenti e quindi può essere difficile da notare a casa.
  2. Se veramente ci sarà un problema, interverrete, se necessario,  ora: non c’è un disturbo di apprendimento uguale all’altro e quello che può essere fondamentale per un bimbo può non esserlo  per un altro.
  3. I disturbi specifici di lettura e scrittura si diagnosticano a partire da fine seconda elementare, di calcolo non prima di fine terza, quindi non è così tardi. Interventi prima di tale epoca possono essere mirati ad altri aspetti, e utili solo per alcune caratteristiche di alcuni bambini, valutati nella loro specificità dai tecnici.
  4. I trattamenti di potenziamento  si possono fare  sempre, con obiettivi diversi, magari più centrati sul metodo di studio, se utile per il bambino,  per i più grandicelli.
  5. Ultima cosa, ma non meno importante, non devi aver paura di un disturbo di lettura o scrittura… può essere un compagno di scuola antipatico o fastidioso da tenere con sé, ma con gli strumenti giusti lo si affronta e diventa solo un po’ “insolito” (come la definisce Filippo Barbera nel suo libro Un’insolita compagna: la dislessia)

Quindi in buona sintesi, vai tranquilla e consapevole al tuo incontro con la psicologa e ricorda, dopo questo fiume di parole, che magari, esiste anche la possibilità, che  il tuo bimbo fosse  solo impegnato a guardare fuori dalla finestra durante il test.

Silvia Bologna –

Team di ImparAmare – Asti

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