Ecco un nuovo articolo della nostra rubrica sui problemi scolastici, la domanda di una mamma e la risposta delle esperte del team di Imparamare.

Una lettrice ci scrive della sua difficoltà relative al silenzio del suo bimbo, frequentante la seconda elementare, al ritorno da scuola. Una situazione comune, che può coinvolgere molti genitori di bambini grandi o piccini.

Domanda: Il mio bambino, di seconda elementare, è un bimbetto allegro e vivace. Ama colorare, guardare i cartoni, stare all’’aria aperta… insomma un bambino sereno. Quando torniamo da scuola però sta sempre in silenzio, o mi chiede cosa ho preparato per pranzo. Se voglio sapere cos’ha fatto a scuola mi risponde con un generico “cose” oppure “tutto bene”. Per poi scoprire successivamente magari da altri genitori che hanno fatto un sacco di cose anche piuttosto interessanti. Mi pongo essenzialmente due domande: perché lui si comporta così, e cosa potrei fare o dire per stimolarlo maggiormente al dialogo.

Risposta: Bene, questa è una difficoltà che coinvolge moltissimi genitori. E un po’, rispondendo alla prima domanda, possiamo capire le motivazioni dei bambini. Non sempre al termine di una giornata di lavoro abbiamo voglia e interesse nel riportare ai nostri cari tutto quanto ci è successo. A volte raccontiamo qualche evento saliente, che ha catturato la nostra attenzione, altre volte ci limitiamo a pensare ad altro. Anche per i bambini non è troppo diverso. Spesso hanno bisogno di staccare un attimo tra il tempo scolastico e il tempo famigliare e non sono così propensi a condividere troppo. Anche le capacità narrative dei bambini, di cui l’abilità di parlare di sé è un aspetto importante, si sviluppano nel tempo e gradualmente.
Bisogna infine cercare di capire cosa si cela dietro alla nostra domanda. Semplice curiosità, e quindi una risposta poco più che furtiva già ci può appagare, o reale desiderio di un resoconto super-completo (perché in realtà desidereremmo essere delle matite dell’astuccio per vedere ogni minuto della sua giornata scolastica). In questo secondo caso infatti la risposta breve di cui sopra infatti non ci darà molte informazioni e ci rimarrà la sensazione di volerne sapere di più.

Se ci troviamo in questa seconda situazione è giusto sapere che probabilmente è sulle nostre aspettative che dovremo lavorare un po’ di più, piuttosto che sull’abilità del piccolo di narrare la sua giornata. Magari dietro le nostre richieste insistenti si nasconde un po’ della nostra ansia di sapere di più, magari legata ai nostri timori riguardo alla scuola.

Fatte queste premesse può capitare che il nostro bimbo sia davvero reticente riguardo al parlare di sé e in particolare di sé a scuola, ma rimane possibile ottenere più informazioni cambiando il nostro modo di porre le domande e di ascoltare le risposte.
Innanzitutto dovremo rivedere il modo di chiedere. Una domanda ampia e vaga come un “cosa hai fatto oggi a scuola?” presuppone una lunga narrazione e non è chiaro il genere di risposta da dare.

-Cos’ho fatto quando? Nei momenti di pausa e svago o durante le lezioni, o ancora durante il tempo di mensa?-
Se il desiderio del bambino è quello di iniziare presto a giocare, a pranzare o di chiederci a sua volta qualcosa sarà tentato (e spesso farà proprio così) di dare una risposta breve e poco informativa. Meglio dunque chiedere in modo più circoscritto.

“A cos’hai giocato nell’intervallo?” “Cosa c’era di buono a pranzo?” “Avete corretto quel compitino d’inglese che non ricordavamo bene come si doveva fare?” “Avete fatto ginnastica in cortile o in palestra?” “Qual è stata la cosa più divertente di oggi?”.
Queste sono domande più semplici a cui rispondere, e da esse facilmente può partire l’articolazione di una risposta più complessa. Si sa che una ciliegia tira l’altra e che dalla narrazione di un piccolo episodio può venir voglia di raccontarne un altro.

Anche noi genitori, poi, dobbiamo metterci in gioco: raccontare qualcosa della nostra giornata, aneddoti divertenti, o semplicemente cose accadute, chiedere al bimbo di farci domande sulla nostra giornata. Nascerà così dallo scambio, dall’esempio e dalla reciprocità dell’interazione uno stimolo in più per il bimbo. Stimolo a raccontare a sua volta, e poi il valore incalcolabile dell’esempio che, davvero, vale più di mille spiegazioni e di tante domande.

Infine dobbiamo imparare ad ascoltare. Ascoltare i bambini non è esattamente come ascoltare un resoconto preciso e ordinato. Un bimbo può raccontarci per 40 minuti di quanto si siano divertiti quando l’orologio della classe è caduto dietro la lavagna mentre la maestra spiegava scienze (con tanto di scenetta mimata e risate maltrattenute) e dimenticare totalmente il fatto che ci sia stata una verifica a sorpresa di geografia e anche il relativo voto. Non sta omettendo qualcosa e sta a suo modo parlandoci di sé, quindi dovremo ascoltarlo e incoraggiarlo rispettando anche il fatto che, spesso e volentieri, le cose più importanti per lui non saranno esattamente quelle più importanti per noi.

Buona chiacchierata con il tuo bimbo quindi e grazie per l’opportunità data dalla tua domanda.

Silvia Bologna

ImparAmare - Asti

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I consigli della Rubrica "Problemi di Squola" sono pareri di esperte professioniste che lavorano da anni nel settore, ma ricordiamo che solo vedendo il bambino uno specialista può comprendere al meglio quali sono le difficoltà del bambino e trovare soluzioni concrete calate perfettamente sulla realtà.



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