È un Natale strano questo… non che quelli passati fossero sereni, ma quest’anno la percezione di essere schiacciati dalla forza del male compiuto dall’uomo sull’uomo sembra prevalere.

Le immagini di Aleppo sono incuneate nei nostri occhi insieme al folle attentato a Berlino, alla sparatoria a Zurigo, all’immagine trionfante dell’assassino dell’ambasciatore russo in Turchia prima di venire ucciso a sua volta. Ci sentiamo annichiliti da tanta sofferenza e dalla consapevolezza che non sono le forze della natura ad averla provocata, ma esseri umani come noi, incastrati in cortocircuiti di male nei quali a prevalere sono sempre le ragioni del più forte, di chi ha maggiori interessi e maggiore possibilità di influenzare il corso della storia.

Tra queste storie tragiche ce n’è una che mi ha particolarmente ferita ed è quella di due bambine di sette anni che sono state riempite di esplosivo e fatte esplodere in un mercato in Nigeria. Immaginarle portarsi addosso la morte decisa da chi avrebbe dovuto proteggerle è un’idea che da sola basta a spegnere qualunque luce queste feste cerchino di accendere.

Eppure.

Eppure nel Natale c’è ancora e sempre un mistero avvolto nelle pieghe dolorose della storia, un mistero di vita, un mistero di vicinanza che viene a raggiungerci. Per chi crede si chiama Gesù, per chi non crede si chiama speranza, ma è sempre la stessa cosa: la Parola di cui avevamo bisogno, quella che ci raggiunge nonostante il male che vediamo intorno e dentro di noi e ci porta ad alzare lo sguardo una volta ancora e vedere che non è tutto qui, che non tutto finisce con una luce che si spegne. Quella Parola va presa tra le braccia  e protetta, tenuta al caldo e nutrita, perché non abbiamo altro a cui aggrapparci: Gesù, la speranza, non abbiamo davvero null’altro.

E allora questo Natale arriverà e porterà con sé tra tante parole vuote anche qualche parola piena o almeno una: puoi gioire ancora perché la vita è più forte anche di questo male, di questo freddo e tu puoi, noi possiamo scaldarci e nutrirci e stringerci e custodire gli uni negli altri la speranza.

Paola Lazzarini 

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