Un emendamento alla legge di Bilancio passato in commissione Lavoro alla Camera nei giorni scorsi e attualmente al vaglio della Commissione Bilancio porterebbe da due a cinque i giorni di congedo di paternità obbligatori e sono della scorsa settimana le dichiarazioni del Presidente dell’INPS Tito Boeri che vedrebbe  bene anche un prolungamento fino a 15 giorni obbligatori, dato che tutt’oggi pochissimi padri - circa il 10% - usufruiscono del congedo facoltativo.

Credo che si tratti di una vera buona notizia che va salutata con sollievo: finalmente qualcosa si muove nell’aiutare le famiglie a trovare condizioni migliori per crescere! Si perché chiunque abbia un figlio sa bene che il parto e i giorni immediatamente seguenti sono fondamentali per l’assestamento della famiglia attorno al nuovo nato: che sia il primo, il secondo, il terzo, o anche il sesto quei primi giorni rappresentano uno sconvolgimento che richiede cura e – di conseguenza – tempo e “testa libera”.

Se la presenza del padre è importantissima in sala parto, diventa addirittura indispensabile nel rientro a casa, quando tutto è cambiato: se è il primo figlio c’è tutta la paura, il sentirsi impreparati (ricordo benissimo l’angoscia quando mi trovavo sola a casa con la bambina nella sua prima settimana), se è il secondo o terzo ci sono i fratellini da accompagnare con attenzione e delicatezza a questa novità. La madre, da sola, non può fare tutto, innanzitutto perché non sempre si esce dalla sala parto in perfette condizioni e in secondo luogo perché si ha psicologicamente bisogno di avere e sentire il proprio compagno vicino. Anche le fortunate che hanno la mamma disponibile, in salute e in grado di aiutare, sentono che in quei primi giorni è meglio che in casa non entri nessuno, che il “nido” rimanga inaccessibile.

La psicologa e psicoterapeuta familiare Monica Napoli (Al Centro, Roma)  spiega meglio il ruolo del padre, proprio nei primissimi giorni di vita: “al rientro a casa dal parto, il padre ha il compito di proteggere il nucleo familiare, come accade in tutte le specie animali più sviluppate sul piano sociale. Protegge il nucleo e diventa un filtro con l’esterno, avrà cioè il compito di modulare gli stimoli, gli impegni, gli obblighi e le visite, nello specifico, al fine di garantire tranquillità e benessere alla sua famiglia, già scombussolata dalla fisiologica perdita di equilibrio che il nuovo nato ha portato con sé. Ci vuole del tempo per ristabilire un nuovo equilibrio, in cui anche il padre ha e deve avere un ruolo e una presenza, per garantire solidità e protezione alla sua famiglia, ma anche per poter consolidare il rapporto con suo figlio, necessariamente diverso e più difficile rispetto a quello tra madre e bambino, che è immediato, simbiotico, istintivo, cresciuto già nei nove mesi di gestazione. Il rapporto padre figlio invece è tutto da costruire, attraverso la partecipazione del padre alla cura del bambino, sin dai primissimi istanti di vita. Non dimentichiamo che se la relazione con la madre aiuta il bambino nella creazione di un modello affettivo e di cura, quella con il padre è fondamentale come modello per la creazione della rete sociale che accompagnerà il bambino”. Madre e padre insieme, dunque, perché se è vero che solo la mamma allatta è altrettanto vero che è il papà a creare le condizioni perché l’allattamento (e con esso tutta la routine del piccolo) si avvii bene e l’intera famiglia si consolidi in quel periodo di grazia.

In conclusione se questo prolungamento del congedo ci sarà (ancor meglio se arriveremo ai 15 giorni) potremo a ragion veduta rinominare quello il “fertilityday” che aspettavamo, altro ché l’obbrobrio moralistico che il Ministero della Salute ci aveva proposto lo scorso mese di settembre: un fertilityday che celebra davvero la genitorialità consapevole, gioiosa e soprattutto possibile.

Paola Lazzarini 

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