Vado a prendere mia figlia a scuola e fuori, in attesa con me, ci sono un paio di mamme, un papà e per il resto nonni e nonne.

Li guardo, il viso a volte stanco a volte allegro, un senso di sospesa felicità finché non compaiono i bambini e allora sono solo abbracci, baci e piccole promesse “nonna ti ha preparato le polpette”, “oggi andiamo al parco”, “ti ho portato le figurine”. E via per mano verso la casa dei nonni che, per tanti bambini, è più di una seconda casa, è il luogo in cui si trascorrono i pomeriggi, tra giochi e compiti, in cui spesso e volentieri si dorme anche, in cui ci si sente accolti e amati senza vincoli, senza fretta.

Sono scene molto dolci, che ci raccontano una realtà però non così serena: secondo il SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe), l’Italia è il Paese europeo in cui i nonni si occupano di più dei propri nipoti, li accudiscono quotidianamente nel 33% dei casi, contro il 28% di Grecia; 24,3% di Spagna; 15% di Germania; 9,4% di Francia. Si tratta sicuramente di un dato culturale, ma non solo, perché è evidente come i paesi nei quali l’accudimento dei nonni è più alto sono proprio quelli che soffrono maggiormente per la crisi economica e occupazionale. La società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS) dice che il 63% degli accessi pediatrici avviene in compagnia di un nonno e questo dà l’idea del ruolo vitale che i nonni svolgono oggi per le famiglie giovani: senza il contributo dei nonni sia in termini economici che, ancor più, di organizzazione quotidiana, le famiglie non riuscirebbero a reggere.

Ciò che in tutto questo mi colpisce è come una necessità sia quotidianamente e caparbiamente tramutata in virtù e come questi nonni, forzatamente indotti a svolgere un ruolo fondamentale nella vita dei nipoti, in realtà lo vivano con un senso di gioia e gratitudine. Certo, non è così per tutti e sicuramente ci saranno anche nonni che vorrebbero godersi il riposo dopo una vita di lavoro, invece di ricominciare a cambiare pannolini e preparare brodini, ma nella stragrande maggioranza dei casi se ci guardiamo intorno vediamo nonni e bambini felici di stare insieme.

E la ragione credo si ritrovi nelle parole della scrittrice Ruth Goode: “I nostri nipoti ci accettano per come siamo, senza rimprovero o la volontà di cambiarci, come nessuno altro ha mai fatto in tutta la nostra vita, non i nostri genitori, fratelli, coniugi, amici – e quasi mai - i nostri figli adulti”. E quella accettazione incondizionata che i bambini sanno regalare ai nonni anche i nonni la regalano ai nipotini ed è per questo che spesso sono il rifugio al quale correre quando i genitori sgridano o chiedono troppo

Chiudendo gli occhi e tornando alla nostra infanzia credo che difficilmente troveremo ricordi più dolci di quelli che riguardano i nostri nonni, anche quando sono stati burberi o meno capaci di esprimere affetto. Io, ad esempio, ho avuto un nonno materno carabiniere, piuttosto rigido eppure capace di farmi “andare a cavallo” sulle sue ginocchia per ore e, quando è morto, ricordo come fosse ieri il frate che l’aveva accompagnato negli ultimi momenti della sua vita dirmi “Tu sei Paola, la pupilla degli occhi del nonno”. Non credo di essermi mai più sentita così amata e speciale… finché vent’anni dopo una bambina non ha aperto gli occhi su di me ed ho capito che sarei stata per sempre la sua mamma.

Paola Lazzarini 

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