Sollecitata da una chiacchierata tra mamme in cui ho ascoltato frasi del genere “è un piccolo dittatore”, “le vuole tutte vinte”, “siamo troppo comprensivI” ho sentito il desiderio di riflettere sulla questione dei NO e dei SI dei bambini.

Si sente spesso parlaredel fatto che i genitori di oggi non sarebbero più capaci di dire dei “no”, di segnare per i figli dei limiti e che questo sarebbe “il grande male” dei genitori moderni, lassisti e incoerenti, che tirano su figli deboli e incapaci di sopportare le frustrazioni.

Guardandoci intorno con attenzione, però, a me sembra di vedere che i no ai bambini vengano detti quasi continuamente: “mamma posso restare a casa oggi? No devi andare all’asilo”, “papà giochi con me? Ora no devo fare una telefonata urgente”, “nonna mi porti al parco? No, tira vento e ti ammaleresti”… sto banalizzando, ma sono casi concreti e quotidiani. I bambini, quindi, si confrontano con i no costantemente e questo è normale perché sono resi necessari dall’organizzazione del lavoro e della vita,ma sarebbe un errore macroscopico non vederli! Eppure sembra non bastare, come se i genitori dovessero trovare altri no in più da dire, oltre a quelli che già normalmente dicono, anche in situazioni più morbide, non vincolanti.Questo perché, naturalmente, negare la soddisfazione di una richiesta sembra la miglior palestra per insegnar loro la durezza della vita.

E se il problema dei bambini non fosse che non diciamo abbastanza no, ma che diciamo troppi pochi sì?E, soprattutto, che questi sì vengano solo per le richieste più facili da soddisfare: regali, dolciumi, tv e non quando viene chiesto qualcosa di più coinvolgente, che toglie tempo da dedicare a se stessi, che pesa, ma che per loro sarebbe più importante?Come giocare insieme, vivere delle avventure, dare fiducia nei giochi anche andando un po’ contro la naturale apprensione, lasciarli sporcare.

In un libro importante “Amarli senza se e senza ma” di Alfie Kohn, si dice che i genitori tendono a dire di no a priori e solo se in caso di un buon, stringente motivo allora arriva il sì, mentre sarebbe interessante sperimentare cosa accadrebbe partendo dal presupposto opposto e cioè dire di sì a meno che non ci siano validi motivi per dire di no. Questa prospettiva comunicherebbe ai bambini che la loro volontà ha importanza, che le decisioni familiari possono tenere conto anche dei loro desideri eallora, solo allora, quando saranno stati davvero rispettati come piccole persone portatrici di legittime richieste, non sarà così difficile chiedere loro di sopportare le piccole frustrazioni che vengono dal giocattolo rifiutato o dal dolcetto ritardato a dopo pranzo. Infatti è chiaro che a queste richieste, soprattutto se reiterate, è importante saper dire di no per il loro bene… ma anche per il nostro, perché a volte cediamo solo per compensare il nostro senso di colpa nel trascorrere poco tempo con loro.

E questo rispetto, unito alla stima, mi sembra anche la base migliore per accompagnarli nell’avventura scolastica, che è naturalmente foriera di soddisfazioni, ma anche di delusioni profonde… così come lo è tutta la vita adulta.

Paola Lazzarini 

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