Nei giorni scorsi ho letto un libro, un libro speciale scritto da Cinzia Sasso, moglie dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il libro si intitola “Moglie”.

L’ho letto con gratitudine e commozione perché è denso, vero e molto personale e al tempo stesso racconta dal di dentro una storia recente della quali ci sentiamo parte pur non vivendo a Milano;l’autrice parla di sé, ma anche di tante altre donne, tante altre mogli (da Michelle Obama ad Agnese Renzi) che a un certo punto della loro vita si sono trovate ad essere accanto a uomini impegnati in un ufficio talmente impegnativo, da stravolgere anche le loro vite.

L’antefatto è questo: Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica, ha sposato Giuliano Pisapia dopo una convivenza di più di vent’anni proprio alla vigilia della sua elezione e, quando lui è diventato Sindaco, lei ha scelto di lasciare il lavoro per dedicarsi a lui e sostenerlo nel suo impegno per la città. In questo libro l’autrice racconta la sua scelta e la nuova vita di moglie. Pagina dopo pagina emerge la motivazione che ha portato Cinzia a prendere questa decisione, che a prima vista potrebbe sembrare antica e invece è modernissima: non una triste sottomissione, ma un inno al “noi”, quel noi che precede e contiene l’io tanto da rendere dolce anche la parziale rinuncia alla propria autoaffermazione. E non ha nulla a che fare con una supposta “natura femminile”,ma piuttosto con il dato di realtà che nel corso di una vita insieme possa capitare all’uno come all’altra di spostarsi nel retroscena per consentire al consorte di affrontare un periodo di maggior impegno esterno, sapendo che ogni relazione profonda richiede una cura quotidiana e che quella cura necessita di tempo e attenzione. E proprio la parola “consorte” è la chiave per comprendere questa dinamica che porta vita e non avvilisce, perché con-sorte è chi condivide la propria sorte con un’altra persona ed è una parola che non si coniuga diversamente tra maschile e femminile.

È curioso, anzi affascinante, leggere come una professionista affermata e felice del proprio lavoro abbia potuto con naturalezza sospenderlo per amore e che quella che è stata una rivendicazione importantissima, il lavoro per le donne anche in posizioni apicali come strumento di realizzazione, non rappresenti però l’ultima e unica verità. Esiste una realizzazione anche nel dedicarsi all’altro, al proprio altro, alla propria famiglia e questo non sminuisce nessuno: né la donna che lo sceglie, né l’uomo che le è accanto.

Ho letto con un senso di gratitudine e liberazione questo libro perché anch’io ho fatto la stessa scelta cinque anni fa, dettata per me dal desiderio di accudire in prima persona la mia bambina e al tempo stesso stare vicina a mio marito che si trovava in un periodo di snodo per la sua carriera, da cui dipendeva non solo il suo, ma anche il lavoro di altre persone verso cui sente e anch’io sento grande responsabilità. Sentivo però il peso della poca considerazione per questo tipo di scelta, la mia nuova invisibilità sociale, e anche il richiamo asfissiante a questa opzione come “naturalmente femminile”, mentre io la ritenevo e tuttora la ritengo semplicemente la “mia” strada, collocata nella situazione contingente della mia vita e non certo un modello da propugnare.  In questo libro si trovano le parole giuste per parlare di questa inedita opportunità per le donne di vivere una modalità che apparentemente ricalca quella della famiglia tradizionale, ma è invece completamente diversa perché basata – appunto – sulla libera scelta.

Questo libro racconta la storia di una moglie che non ha immolato se stessa per il marito, ma ha saputo costruire un percorso libero e liberante per far vivere un amore che chiede energie e cura e che con la sua dedizione ha consentito a lui di donarsi alla collettività, con la serenità e generosità che tutti abbiamo visto e amato nel sindaco Pisapia. 

Paola Lazzarini 

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