Il giornalismo sta cambiando, non c’è che dire. Non stiamo affermando nulla di particolarmente nuovo. Si tratta di un verità storica, probabilmente incontrovertibile. 

Tutto è mutato con l’online e questo è un dato di fatto: ma quello che più conta, è che anche il giornalismo 2.0 sta subendo a sua volta nuovi scossoni al proprio interno. Punti di vista del tutto innovativi che stanno prendendo il sopravvento.

Si è scritto spesso di come il giornalismo online sta cambiando; oggi sono entrati nell’uso quotidiano moltissimi termini che un tempo erano del tutto sconosciuti.
Prendiamo la Seo ad esempio; o il web writing. Tutti concetti strettamente legati alla scrittura e che rappresentano competenze ormai richieste a chiunque si appresti a intraprendere questo mestiere.

Con la rete sono cambiati anche i tempi di scrittura: il giornalismo 2.0 esige professionisti più rapidi e veloci: per dirla con un termine tipico di questa professione, è necessario stare sempre più ‘sul pezzo’ per venire incontro alle esigenze della rete.

In sostanza una digitalizzazione dell’informazione e una trasformazione radicale, dalle basi, di tutto ciò che riguarda il mondo del giornalismo. Il che implica conseguenze dirette e concrete, non soltanto concettuali.

Nel tempo si è passati dalla redazione di comunicati stampa tradizionali, marchio di fabbrica del lavoro da giornalista classico, all’uso di app e social per curare la promozione aziendale. È il cosiddetto concetto di ufficio stampa per il web.  

E allora ecco che anche i professionisti del settore cambiano radicalmente il loro modo di approcciarsi; e, al contempo, anche tutti gli altri soggetti implicati partono alla ricerca di sentieri alternativi.

I giornali tradizionali, quelli cartacei per intenderci, proseguono ad inventarsi nuovi sentieri per rimanere a galla in questo marasma. Dall’altra si assiste alla corsa continua da parte di soggetti che spuntano sul web per tentare di cogliere nuove opportunità.

Tutto ciò, va detto per amor di verità, ha anche generato il meccanismo perverso caratterizzato dal "chiunque può scrivere qualunque cosa". Oggi la rete prolifera di fantomatici scrittori, blogger d’assalto, web influencer e chi più ne ha più ne metta. Vale il noto adagio "chi non pubblica non esiste", che può portare a conseguenze anche piuttosto deleterie in termini di qualità. 

E in effetti proprio dal punto di vista qualitativo tutto questo descritto fin qui può avere ripercussioni di un certo rilievo. La speranza è che, come spesso accade in questi casi, il meccanismo che si sta generando porti in sé anche gli anticorpi per la sopravvivenza. E quindi, che anche i lettori del web facciano un salto di qualità così da essere in grado di comprendere dove vi è qualità e dove no. La chiamano selezione naturale. O soltanto, in questo caso, sopravvivenza di un giornalismo che sia il più possibile di qualità.   

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