La mostra “Cardinal Guglielmo Massaia ‘Abuna Messias. Missionario, medico, esploratore, diplomatico, evangelizzatore dell’Etiopia” rimarrà aperta - a Torino presso la Biblioteca della Regione Piemonte - sino al 3 febbraio 2017. L’evento è promosso e organizzato dal Consiglio regionale del Piemonte. 

Nella loro varietà di genere e libertà di accostamento - gli oggetti esposti - testimoniano non tanto episodi particolari della biografia del Cardinal Massaia quanto piuttosto forme di vita dei territori in cui egli è passato: documenti, abitazioni, suppellettili, armi, gruppi di popolazioni oppresse, agricoltori con i loro animali, mercanti, personaggi di ceto elevato e povero; in sostanza tutto il paesaggio in cui il Massaia si è trovato a svolgere la sua missione, cercando gli umili e affrontando i potenti.

Nato l’8 giugno 1809 nella frazione La Braia di Piovà d’Asti e battezzato con il nome di Lorenzo Antonio, il Cardinale crebbe seguendo l’esempio del fratello Guglielmo, sacerdote. Dopo aver frequentato il Seminario di Asti, indossò il saio cappuccino presso la chiesa della Madonna di Campagna a Torino il 6 settembre 1926, prendendo il nome di Guglielmo, come il fratello. Terminati gli studi e il presbiterato a Vercelli, fu direttore spirituale dell’Ospedale Mauriziano di Torino dal 1834 al 1836; insegnò filosofia e teologia nel Convento di Moncalieri-Testona dal 1836 al 1846; divenne consigliere spirituale del beato Cottolengo, del futuro Re Vittorio Emanuele II, di Silvio Pellico.

Intanto nel 1846 Papa Gregorio XVI istituì il Vicariato Apostolico dei Galla in Etiopia e chiamò il Massaia a reggerlo come vescovo titolare di Cassia. Lasciò l’Italia il 4 giugno 1846, ma raggiunse il territorio dei Galla solo cinque anni dopo, il 21 novembre 1852 dopo aver superato difficoltà inimmaginabili attraverso il Mediterraneo, il Mar Rosso, il Nilo, la Terra Santa, l’Oceano Indiano e il Sudan e dopo aver subito quattro esilii, prigionie e rischi di morte a causa dell’ostilità dei governi africani. Fondò le Missioni del Galla nel Gudrò nel 1852, nell’ Ennerea nel 1854, nel Kaffa, in Lagamara nel 1855 e nel Ghera nel 1859. Le armi della sua conquista furono l’istruzione religiosa, le cure contro le malattie endemiche, soprattutto le vaccinazioni contro il vaiolo per cui venne chiamato l’ “Abuna Messias”.

Dopo un rientro in Europa, in Francia, dal 1864 al 1866 per chiedere aiuti, compose la prima grammatica della lingua galla e il catechismo; fondò la Missione della Scioa (1868- 1879) dove re Menelik II lo trattenne come consigliere e dove nel 1868 diede luogo all’ importante Missione di Finfinni dove nel 1889 venne fondata Addis Abeba capitale di tutta l’Etiopia. Il 3 ottobre 1879 l’imperatore Joannes IV decretò l’esilio del Massaia e da quel momento terminò l’eroica attività missionaria del vicario apostolico, costretto a firmare la rinuncia scritta a Smirne il 24 maggio 1880. Rientrò in Italia dove visse i suoi ultimi dieci anni al convento dei Cappuccini di Frascati scrivendo i suoi ricordi africani su invito del Papa Leone XIII. Nel 1884 Leone XIII lo nominò cardinale con motivazioni di profondo riconoscimento dei suoi meriti.

Morì a san Giorgio a Cremano (Napoli) il 6 agosto 1889; la sua salma venne tumulata nella chiesa dei Cappuccini a Frascati. Alla sua morte Leone XIII esclamò: “È morto un Santo”.
Da qui alla chiusura, saranno previsti anche tre conferenze: il 18 e 25 gennaio, e il 1 febbraio 2017, tutte con inizio alle ore 17 - con la partecipazione degli storici Maurizio Pistone (Cardinale Guglielmo Massaia: testimone fra Europa e Africa nell’800), Cristoforo Barberi (L’Abissinia al tempo del cardinal Massaia) e Vittorio Croce (Massaia stile di missione)
Gli orari della mostra: da lunedì al giovedì dalle ore 9 alle 12,30 e dalle 14 alle 16, il venerdì dalle ore 9 alle 12,30.



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